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Perché Archeologia 3d?

Occupandomi di Archeologia Virtuale mi sono ritrovato varie volte a pormi una domanda: perché fare Archeologia in 3d?

La risposta comporta il necessario approfondimento di alcuni temi   fondamentali, stranamente trascurati dalla divulgazione archeologica: la comunicazione e la percezione visiva.

I modelli tridimensionali e la Realtà Virtuale, infatti, affascinano così tanto perché danno la possibilità di visionare immediatamente una gran mole di dati:  infatti   gli   studi  sulla   percezione   suggeriscono   che   un   modello   tridimensionale riesce a simulare il modo in cui l’uomo apprende. Così, osservare su un monitor una ricostruzione, anche solo un filmato prodotto in precedenza (in attesa che gli strumenti per la visione in tempo reale risultino alla portata di tutti), riesce in qualche modo ad attivare la percezione senso-motoria, fondamentale per sentire e capire un luogo fisico.

Altro aspetto importante è quello economico, quali sono le tendenze del mercato? Esse vedono un crescente interesse verso il cosiddetto turismo culturale, un  trend  in controtendenza rispetto ad altri settori, che si interseca sempre più spesso con le nuove tecnologie. Il turista che visita i musei o gli scavi archeologici, ormai, prima di partire, raccoglie informazioni sui social network: è dunque molto sensibile all’uso delle nuove tecnologie, siano esse ricostruzioni,   realtà   aumentata   o   informazioni   che   riceve   in   loco   sul   telefono cellulare; infine, tornato a casa, recensirà a sua volta l’esperienza vissuta.

Si tratta di un tipo di turismo che spesso esce dai grandi circuiti, spesso si rivolge   a   piccole   situazioni   di   provincia   e   si   incrocia   con   il   turismo enogastronomico, anch’esso fortemente in espansione.

3d Archaeology

Da ricerche di mercato effettuate dal Ministero dei Beni Culturali emerge una tendenza ben chiara: il settore turistico sta programmando investimenti per i prossimi anni proprio nel turismo culturale e nell’uso delle nuove tecnologie.

Queste domande mi hanno così spinto verso la ricerca di una metodologia specifica da utilizzare in campo archeologico.

Rispetto agli usi che si fanno attualmente del 3d in altri settori (cinema, videogiochi e grafica), nel settore dell’Archeologia ci si scontra, purtroppo, con alcune importanti difficoltà.

La prima riguarda il fattore economico. I software commerciali, infatti, hanno costi molto elevati, ed utilizzarli nella loro versione non originale, vista la mancanza di fondi, non avrebbe reso un prodotto vendibile sul mercato, per ovvie ragioni legali.

È   necessario,   dunque,   elaborare   una   metodologia   a   basso   costo affidandosi,   dove   possibile,   a   software   open-source,   freeware   o   dai   costi accessibili.

Altro ostacolo incontrato, riguarda un aspetto prettamente tecnico: cioè una formazione universitaria archeologica non fornisce conoscenze   tali   da   rendere   un   operatore un “tecnico”.   Certamente   è   legittima l’applicazione dell’Informatica anche nel settore archeologico, così come ormai avviene in molti altri settori del nostro vivere quotidiano, ma bisogna tenere bene in   considerazione   il   rischio   di   una   totale   sottomissione   dell’Archeologia all’Informatica stessa.

E’ necessario, secondo me, realizzare ad una metodologia utilizzabile da un archeologo e ripetibile   in   qualunque   contesto,   che   possa   essere   impiegata   senza   dover necessariamente seguire corsi specifici del settore informatico.

Essa   deve   trovare   applicazione   in   quelle   che   devono   essere   le   tre   fasi fondamentali di un progetto di scavo archeologico: la ricerca, la programmazione e la divulgazione.

Massimiliano Montanari
English version, Google Translator:
Why Archaeology 3d?

Virtual Archaeology, working on a number of times I found myself asking myself a question: why do Archaeology in 3d?The answer involves the necessary analysis of some key issues, strangely neglected by the disclosure archeological communication and visual perception.The three-dimensional models and virtual reality, in fact, are fascinating because they give so much the ability to immediately see a large amount of data: in fact, studies suggest that the perception of a three-dimensional model can simulate the way humans learn. So watching a reconstruction on a monitor, even a movie produced in the past (while waiting for the tools for real-time view prove to everyone), somehow manages to turn the perception of sensory-motor, which is essential to hear and understand a physical place.Another aspect of the economy, what are the trends of the market? They see a growing interest in the so-called cultural tourism, a trend contrasted with other areas that intersect more often with new technologies. Tourists who visit museums and archaeological excavations, now, before you leave, collect information on social networks, so it is very sensitive to new technologies, whether reconstruction, augmented reality on-site or the information it receives on the phone; Finally, back home, I review the experience itself.It is a type of tourism that often comes from large circuits, situations often is aimed at small towns and intersects with the food and wine tourism, which is also growing strongly.
Market research conducted by the Ministry of Culture shows that the trend clear: the tourism sector is planning investments for the coming years in its cultural tourism and the use of new technologies.These questions have so I pushed the search for a specific methodology to be used in the field of archeology.Compared to the uses that are currently in other areas of 3D (cinema, video games and graphics), Archaeology in clashes there, unfortunately, with some major difficulties.The first concerns the economic factor. The commercial software, in fact, have very high costs, and use them in their original version, given the lack of funds, would not make a sellable product on the market, for obvious legal reasons.It is therefore necessary to develop a methodology relying on low-cost, where possible, open-source software, freeware or affordable.Another obstacle encountered, concerns a purely technical aspect: that a university education does not provide archaeological knowledge to make an operator a “technical”. Certainly it is also legitimate application of IT in the archaeological sector, as already happens in many other areas of our daily lives, but we must keep in view the risk of a total submission to Computer archeology itself.And ‘necessary, in my opinion, to create a methodology used by an archaeologist and repeatable in any context that can be used without having to follow specific courses in the IT sector.It must be applied in what must be the three basic stages of an archaeological excavation project: research, planning and dissemination.
Massimiliano Montanari

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