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Archeologia e informatica: il teatro di Hierapolis torna alla luce

Archeologia e informatica: il teatro di Hierapolis torna alla luce

Una missione archeologica italiana sta ricostruendo la facciata del teatro romano di Hierapolis in Turchia, una delle principali testimonianze dell’architettura dell’impero romano nelle province orientali. Dopo aver realizzato un modello virtuale in 3D ora si procede alla ricostruzione reale. Guarda la fotogalleria

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Fotografia di Alessandro Gandolfi

Uno dei siti archeologici più affascinanti della Turchia e un compito ambizioso: far tornare alla luce una delle più fastose facciate teatrali in marmo dell’antichità. E’ il progetto di restauro legato alla città turca di Hierapolis (l’odierna Pamukkale) ed elaborato da una missione italiana dell’Ibam- Cnr, capitanata da Francesco D’Andria.

Costruita sotto il regno di Settimio Severo agli inizi del III sec. d.C., la facciata è secondo gli archeologi, uno degli esempi meglio conservati dell’architettura ‘barocca’ sviluppatasi nelle province orientali dell’impero romano.
Il progetto si avvale di un approccio multidisciplinare e non esita a fare ricorso alle nuove tecnologie nello studio e nella catalogazione dei reperti: “Erano circa mille i blocchi decorati provenienti dal crollo della facciata della scena”, spiega Francesco D’Andria, direttore dell’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibam-Cnr) e  coordinatore del gruppo di circa 80 tra tecnici e restauratori.

“Sono stati studiati, catalogati, ricostruiti in 3D con le tecniche più avanzate e riposizionati in un modello virtuale del teatro. Senza l’ausilio delle nuove tecnologie l’opera sarebbe stata molto più impegnativa. Architetti e archeologi hanno avuto il pieno sostegno dell’Ibam-Cnr, che vanta una lunga esperienza sui progetti di valorizzazione del patrimonio archeologico e qui ha messo in capo tutti i suoi specialisti: dello scavo stratigrafico, della cartografia computerizzata, delle prospezioni geofisiche, del telerilevamento, delle analisi sui manufatti, delle ricostruzioni virtuali. Grazie a questo sforzo si è potuto ricostruire la scena perfettamente. Ora ogni singolo blocco di marmo, prima di essere ricollocato nella posizione originaria, sarà restaurato, dotato di perni speciali e integrato delle parti mancanti” ha tenuto a ribadire d’Andria.

La missione archeologica italiana è impegnata in Turchia dal 1957 e il progetto ha ricevuto sostegno e finanziamenti anche dal ministro della Cultura turco, Ertu?rul Günay.

Oltre al restauro del teatro il programma prevede lo scavo del Santuario delle Sorgenti, sorto sul luogo in cui sgorgano le acque termali che creano le fantastiche formazioni bianche di calcare che danno al sito il nome di ‘Castello del Cotone’ e il complesso monumentale di età bizantina (V sec. d.C.) sorto sul luogo della sepoltura dell’Apostolo Filippo, che costituiva uno dei maggiori centri di pellegrinaggio della prima età cristiana.

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