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Archeotesori sconosciuti e maltrattati

via | Archeomolise

I magistrati contabili della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, afferente alla della Corte dei Conti, hanno dichiarato colpevole lo Stato. Colpevole di inefficienza, colpevole di lentezza, colpevole di inadeguatezza finanziaria, colpevole di burocrazia paralizzante… insomma: colpevole e basta!

Nell’ultimo rapporto sul patrimonio archeologico italiano, intitolato “Indagine sullo stato di manutenzione dei siti archeologici”, è stato messo nero su bianco un documento che fa rabbrividire. Dopo un attento monitoraggio dell’azione dell’amministrazione pubblica nei confronti del patrimonio archeologico del paese, è stata rilevata l’insufficiente attenzione rivolta a scavi, musei, istituti di ricerca,  concretizzata in un’inadeguatezza delle risorse destinate alla tutela e in un’efficiacia delle procedure seguite.

Le riforme a cui è stato sottoposto il MiBAC nell’arco degli ultimi anni hanno inoltre complicato l’azione dell’isituzione che dall’indagine infatti esce massacrata, le si imputano: assenza di raccordo tra direzioni generali e scarsa propensione ad interagire tra centro e sedi periferiche, forte deficit di controllo sull’attività svolta dalle Soprintendenze, mancata attuazione del dovere del dirigente regionale di informare trimestralmente il dirigente generale competente in ordine alla azione di tutela svolta, difficoltà di spesa degli organi periferici dell’amministrazione con conseguente formazione di giacenze di cassa o di perdita di finanziamenti, mancata realizzazione di una auspicata banca dati generale unificata in cui confluiscano le informazioni sullo stato del patrimonio archeologico e sulla sua gestione (concessioni di scavo, pubblicazioni, catalogazione dei siti/beni, rendicontazione di visitatori e introiti…), ricorso frequente alla decretazione d’urgenza ad opera della Protezione civile in materia di beni culturali con conseguenti gestioni commissariali per attività manutentiva di siti archeologici….

La relazione completa, anche con l’invito ad azioni di auto-correzione da parte del MiBAC, è consultabile sul sito internet www.corteconti.it (ultimi documenti pubblicati).

Lo Stato centrale è colpevole, a sua volta, di una considerazione pressoché nulla rivolta al proprio patrimonio archeologico, per fare riferimento solo a dati reali si fa presente, a titolo di esempio, che su 911 siti tutelati dall’Unesco in tutto il mondo, ben 45 sono italiani (ovvero il 5%), nessun altro paese ne ha così tanti; in compenso la nostra spesa finanziaria per la tutela e gestione del patrimonio archeologico, paragonata a quella degli altri paesi europei, è inversamente proporzionale: l’Italia attualmente devolve a tale scopo solo lo 0,25% del PIL, mentre la Francia, con un ben più esiguo patrimonio archeologico, destina una somma 5 volte superiore. Inoltre i  finanziamenti che lo Stato affida al MiBAC sono passati da 42,8 milioni nel 2008 ad appena 29 milioni quest’anno, per capirsi, una somma pari a quella che si spende ogni anno per gli stipendi dello «staff» di Palazzo Chigi.

Secondo le ultime stime basate su dati piuttosto vacui, dato che non esiste una banca dati nazionale ed ufficiale del patrimonio archeologico, in Italia ci sarebbero «più di 2.555 luoghi archeologici per un totale di oltre 12 milioni di beni», patrimonio che potrebbe essere considerato, scrivono sempre i magistrati contabili, «il primo volano del turismo culturale in Italia, con tutte le implicazioni che ne derivano sul piano scientifico ed economico». Ma l’Italia non smentisce il suo ebete autolesionismo: in quarant’anni è scivolata dal primo al quinto posto nella classifica delle mete turistiche mondiali ed è solo ventottesima nel mondo per competitività nel settore del turismo.

Ignoranza, inefficienza, mancata trasparenza, incompetenza, mancata progettualità, confusione, burocrazia paralizzante…. che qualcuno corra al Ministero ed apra tutte le finestre: è ora di cambiare aria!!

 

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