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CERCHIO DI PIETRE MEGALITICO-“IL SERCOL”-SCOPERTA

via | Bresciaoggi.

Inghiottito da una fitta vegetazione dalle parti di Nuvolera, sul monte Cavallo, un cocuzzolo che fa da confine con la località di Virle, dorme di un sonno millenario il leggendario e semi dimenticato “Sercol”: un magico cerchio di pietroni allineati con una figura umana incisa con un sole che punta al tramonto. Protetto dal suo sottobosco impenetrabile, è di fatto isolato. In pochissimo possono dire di averlo visto: arrivarci è un’impresa ardua, che in inverno diventa impossibile. L’unico momento buono è l’inizio della primavera, quando la vegetazione non è ancora rigogliosa. Non esiste un sentiero percorribile: rovi e massi aguzzi sbarrano più volte l’ascesa sul ripido pendio e non è raro sentire sibilare le vipere. È un posto fuori dal tempo e non alla portata della semplice curiosità dei camminatori domenicali.
Queste difficoltà non hanno fermato due giovani studiosi desenzanesi, Armando Bellelli e Marco Bertagna, entrambi appassionati di storia bresciana e archeologi dilettanti. Qualche voce era giunta alle loro orecchie, ma a incuriosirli sono state le misteriose geometrie visibili tramite programmi di immagini satellitari come Google Earth, così, strumenti alla mano, hanno deciso di sfidare il monte Cavallo e tra boschi di castagno e rovi spinosi hanno mirato al segreto cocuzzolo.
Là in cima c’è la testimonianza di un’antica presenza umana: un grande cerchio di pietre bianche, perfettamente regolare e con un diametro di circa 42 metri. Esattamente al centro, a quota 420 metri, ci sono altri grandi massi ricoperti da muschi e detriti. Lì vicino c’è anche una piattaforma di pietra semi sepolta con quella che potrebbe sembrare una figura umana profondamente scolpita nella roccia adorante un disco solare: la figura è perfettamente allineata verso ovest, verso il sole che muore.
Il cerchio di pietre è simile a quelli che si possono ammirare in Inghilterra, Irlanda, Scozia e molte altre parti d’Europa, mentre in Italia sono estremamente rari. Le terre bresciane sono state abitate da Liguri, Celti e Galli Cenomani, ma per apprezzare l’importanza e la vastità del sito nostrano oggi è necessatio utilizzare fotogrammetrie dall’alto.
«Non mi sento di dare una datazione o un’attribuzione ad una antica popolazione – spiega Bellelli -, ritengo sia necessaria e doverosa un’attenzione particolare al sito da parte della Provincia di Brescia e della Sovrintendenza. Potranno confermarlo soltanto gli archeologi professionisti, ma l’idea che in cima a quel monte si celi da decine di secoli una Stonehenge bresciana mi emoziona fortemente e mi auguro che presto diventi oggetto di studio per verificare una simile possibilità».
Se il sito venisse ripulito e provvisto di una strada, avrebbe un’aspetto suggestivo,e sarebbe una attrattiva non solo per le scolaresche. A Desenzano il museo dell’Età del Bronzo ospita anche l’aratro più antico del mondo, a Polpenazze si lavora per creare un museo al sito palafitticolo del lago Lucone e per il Monte Cavallo i due studiosi dicono «Ci auguriamo che presto il Sercol e i suoi misteri vengano svelati a tutti gli abitanti della nostra bella provincia».

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