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I beni culturali italiani diventano virtuali

via | wired.

Visite guidate in realtà aumentata e animazioni in 3D di monumenti e attrazioni per smartphone. Ecco di cosa si occupa il Distretto tecnologico per i Beni e le Attività culturali del Lazio

Si chiama Futouring ed è la visione del futuro. Nel passato. Grazie alla realtà aumentata, e allo stanziamento di 61 milioni di euro, sei siti archeologici della capitale torneranno a parlare, rendendo maggiormente fruibile un patrimonio che oggi è ancora poco valorizzato. La prima fase prevede un portale dei beni culturali laziali che presenterà 6 visite virtuali all’interno di siti storici, una sezione dedicata alla storia della capitale, un bus digitale con cui scorrazzare virtualmente per la città e unacyber hall dove scaricare gratuitamente su smartphone, tablet e computer cartografie interattive, animazioni in 3D e altro materiale sull’antica Roma.

Presentato al Lubec, la rassegna lucchese dedicata alle soluzioni Ict per i beni culturali e la promozione del territorio, nell’ottobre 2010, Futouring è un progetto del DTC, il Distretto tecnologico per i Beni e le Attività culturali del Lazio.

Nato nel 2008 con l’intervento dei ministeri dell’Univeristà e della ricerca, dello Sviluppo economico e di quello per i Beni e le attività culturali, vede anche la partecipazione di Filas, la finanziaria regionale già impegnata in un altro distretto laziale, quello dedicato all’aerospazio.

Obiettivo principale del Dtc è valorizzare il patrimonio artistico e culturale italiano, circa l’80% di quello mondiale, e mettere in contatto le imprese con un bacino accademico enorme. Il Lazio infatti può contare su circa 1.300 specialisti dei beni culturali di comparti sia umanistici che scientifici, su una rete regionale composta da nove università e sul supporto di Cnr, Enra e Istituto nazionale di fisica nucleare. Ma anche sui quattro Istituti Centrali del Ministero dei Beni e delle Attività culturali: l’Icr, dedicato al restauro, l’Icpl, alla patologia del libro, l’Iccd, che si occupa di catalogazione e documentazione, e dell’Iccu, l’istituto centrale per il catalogo unico.

All’interno di questo intrico di istituzioni e competenze, il Dtc cerca di portare un beneficio ai cittadini e ai turisti con un sistema informativo più chiaro ma anche alle aziende. Uno degli scopi infatti è stimolare lo sviluppo e la nascita di imprese innovative che utilizzino i beni culturali come volano dell’economia locale. Gli strumenti per raggiungerlo sono molti, ma soprattutto si tratta di favorire un uso privato del patrimonio culturale – regolamentato a livello pubblico – e di creare processi e infrastrutture per supportare tutti gli attori della filiera.

La sfida della ricerca insomma è dare una mano alle imprese anche favorendo e promuovendo iltrasferimento tecnologico tra accademia e impresa, e rafforzando il valore giuridico dei brevetti laziali. Una vera miniera, se si pensa che il 30% di questi è legato allo sviluppo di tecnologie per la sicurezza e la protezione dei beni culturali.

Insomma, anche nella storia è tempo di innovare. E la tecnologia sarà la protagonista.

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