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I Vichinghi praticavano sacrifici umani?

Vallata del Þegjandadalur, nella contea di Suður-Þingeyjasýsla, zona nordorientale dell’Islanda.

Durante gli scavi di una necropoli probabilmente precedente all’anno 1000 (e quindi precedente alla cristianizzazione dell’isola), alcuni sorprendenti testimonianze sono state rinvenute, testimonianze che farebbero ritenere che in Islanda pagana esistesse l’uso di sacrificare esseri umani agli dèi durante riti la cui natura, ahinoi, ci sfugge del tutto.

In una cavità procurata nella parete di un muro sono stati trovati frammenti di teschio umano, ossa di gatto e di altri animali. Poco più lontano, i resti di un neonato. È stato notato che il rinvenimento di ossa “disordinate” in una stessa fossa o buco non è cosa rara, tutt’altro, ma i Vichinghi islandesi non mangiavano i gatti, ciò che rende il rinvenimento delle ossa di questo animale insieme a quelle di umani problematico da interpretare.

L’archeologa Lilja Pálsdóttir, che ha partecipato allo scavo, afferma che per ora l’ipotesi di un sacrificio umano non può essere né confermata né esclusa. Ciò che è certo, è che diverse culture europee praticavano delle piccole “sepolture” di oggetti significativi – tra cui le ossa di un neonato, lo facevano i Romani – nei buchi delle mura.

La posizione e la natura delle ossa rinvenute è interessante, ma per ora nulla di più può esser detto al riguardo. Oltretutto, sappiamo pochissimo della vita rituale e in generale degli aspetti sacrificali della cultura religiosa islandese.

via | archeomolise

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