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IL MINISTRO BRAY AGLI ARCHEOLOGI: “STRAORDINARI CONOSCITORI DEI BENI COMUNI, VORREI CHE NON SI SENTISSERO PIÙ SOLI”

“L’Archeologia, come detto in occasione della presentazione delle linee programmatiche del mio dicastero, è una priorità per l’Italia e sono pronto a collaborare con gli archeologi e con le associazioni dei professionisti. Compatibilmente con la durata del Governo, mi impegnerò per la ratifica della Convenzione europea della Valletta sulla protezione del patrimonio archeologico, per la manutenzione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio e per la riforma del Consiglio Superiore dei Beni Culturali. Senza cultura non c’è Paese.”

IL MINISTRO BRAY AGLI ARCHEOLOGI: “STRAORDINARI CONOSCITORI DEI BENI COMUNI, VORREI CHE NON SI SENTISSERO PIÙ SOLI”

Così oggi Massimo Bray, Ministro per i beni, le attività culturali e il turismo, intervenuto a Roma alla tavola rotonda “Cent’anni di solitudine. L’archeologia italiana tra ritardi legislativi e nuove sfide per la pianificazione territoriale”, promossa dall’Associazione Nazionale Archeologi – ANA per sottolineare i ritardi legislativi che segnano e umiliano l’archeologia italiana: sono infatti ormai trascorsi cento anni dall’entrata in vigore del Regio Decreto 30 Gennaio 1913, n. 363 (GU n. 130 del 05/06/1913) che approva il Regolamento per l’esecuzione delle leggi 20 GIUGNO 1909, n. 364, e 23 GIUGNO 1912, n. 688, relative alle Antichità e Belle Arti, tuttora vigente.
“La ratifica della Convenzione europea della Valletta” – ha dichiarato Salvo Barrano, presidente dell’ Associazione Nazionale Archeologi – “ridarebbe all’archeologia italiana il ruolo che le spetta: non più un’archeologia serva dell’edilizia e del consumo del territorio ma un’archeologia alleata del paesaggio. Gli archeologi italiani hanno il diritto-dovere di partecipare attivamente ai processi di pianificazione territoriale”.

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