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Kyme – La prima colonia eolica in Anatolia

via | Archeorivista

Sulla costa egea della Turchia (antica Asia Minore), a 60 km a nord della città di Izmir, nel territorio del municipio di Aliağa, all’interno di una profonda insenatura della parte meridionale del Golfo di Çandarli (figg. 1-2), giacciono le rovine dell’antica città di Kyme eolica, che una Missione archeologica italiana sta portando alla luce da circa trent’anni.

Kyme, presumibilmente una delle prime colonie fondate dai Greci intorno alla metà dell’XI sec. a.C. sulla costa anatolica, secondo la testimonianza di Erodoto, era una delle 12 città eoliche fondata dai discendenti di Agamennone alla fine della guerra di Troia. Per Strabone “era la più grande e la migliore delle città eoliche”. Dall’ottavo secolo, Kyme, presunta patria di Omero, fu centro commerciale di grande rilievo, come attestano le fonti e le numerose testimonianze archeologiche. I suoi cittadini praticavano il commercio via mare e l’agricoltura era certamente alla base dell’economia. Kyme fu madre-patria di numerose colonie: insieme a Lesbo, ne aveva fondate circa 30, tra cui Cuma sulla costa della Campania (metà VIII sec. a.C.).

Esiodo ne’ “Le Opere e i Giorni” scrive che Kyme gestiva con navi proprie commerci privati, e, come attestano i resti di importati manufatti, era in contatto con i maggiori empori dell’Egeo: sono finora attestati per tutta l’età proto-arcaica e arcaica ceramiche importate da Corinto, dall’Eubea, dall’Attica, da Rodi, da Samo, da Chio, da Lesbo.

In età arcaica Kyme dovette godere un periodo di grande floridezza economica, che in parte si deduce dalle testimonianze letterarie e che già si riflette nei resti archeologici finora noti. Kyme che fu tra le prime città a coniare monete, nel VI secolo a.C. era governata da un sovrano, poi da un’oligarchia e infine, nel 513 a.C., da un tiranno filo persiano. Una flotta di Kyme viene in aiuto a Dario nel 512 a.C. Così fa anche con Serse quando questi invade la Grecia nel 480 a.C.

In età classica Kyme ha una posizione rilevante nel quadro politico delle città dell’Egeo. E’ a capo della Lega eolica e in seguito entra a far parte della Lega ateniese. Secondo Plinio il Giovane, nel 334 a.C., Alessandro il Grande consacra un candelabro di bronzo nel tempio di Apollo a Kyme.

In età ellenistica la città viene ristrutturata con la costruzione di alcuni importanti monumenti: il teatro, un santuario con tempietto tetrastilo dedicato a Iside sulla collina nord, un portico lungo la riva del mare, l’ampliamento del molo, un’imponente cinta muraria, il Bouleutèrion, il santuario di Homònoia (Concordia) nell’Agora. In questo periodo si nota anche un notevole incremento dell’edilizia civile – attestato dal quartiere residenziale sul pendio della collina sud- e lo sviluppo di una intensa attività artigianale, come provano i numerosi stampi di statuette e di vasi. A questa fase si riporta probabilmente (mancano dati concreti di scavo) due tombe a tumulo a nord del fiume Xantos (fig. 4). Alla fine dell’età ellenistica sì data una statua bronzea, rinvenuta nel mare di Kyme.

In età romana Kyme non ha un ruolo di primo piano nella storia della regione. Nella prima età imperiale la città subì gravi danni a causa dei terremoti del diciassette e del novantaquattro d.C. Questa fase è poco rappresentata se si escludono i resti della seconda fase del teatro, e alcuni frammenti di un fregio a festoni sostenuti da teste di sileni e maschere comiche.

Le evidenze archeologiche, attestate in maniera omogenea in tutta la città, hanno dimostrato che in età tardo-antica e nella prima età bizantina (secoli IV-VII) Kyme era molto estesa perché sede vescovile. I recenti scavi hanno rivelato la presenza di una chiesa a navata unica con annessa necropoli.

Nel XII–XIII secolo la vita si concentra nell’area portuale, intorno ad un castello costruito a difesa del porto. Da collegare al castello è certamente l’imponente edificio di forma rettangolare venuto alla luce nell’ultima campagna di scavo nell’area dell’Agora.

Nel 1413 Kyme è presa da Maometto I, che ne fa smantellare le mura; in seguito, circondata da paludi, viene a poco a poco abbandonata.

Kyme, in base alle indagini e ai dati in nostro possesso, vive, senza soluzione di continuità, dalla fondazione (XI secolo a.C.) fino al XIII sec. d.C. La città si estende ad arco su due colline intorno all’area portuale. Gli scavi di emergenza degli ultimi anni hanno dato la possibilità di ricostruire il quadro insediativo di quello che era la chora di Kyme: sono venuti alla luce necropoli con oggetti preziosi di grande pregio (fig. 7), una larga strada che collegava Kyme a Smyrna, tre fattorie per la conservazione di derrate alimentari, un impianto industriale per la lavorazione dell’olio, un sito con cisterne per l’approvvigionamento idrico della città.
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Ricerche e scavi a Kyme
Le prime descrizioni della città si hanno nel XV secolo con Ciriaco de’ Pizzicolli d’Ancona, che visitò Kyme nel 1429-30 e nel 1446.
Con Demostene Baltazzi, di origine veneziana, nel 1874 iniziano i primi scavi archeologici a Kyme.

Nel 1876-1877 gioielli di fattura molto raffinata, provenienti da una tomba di Kyme, sono venduti al Britisch Museum.

Salomon Reinach nel 1881 scopre a Kyme una necropoli, dalla quale recupera alcune sculture in pietra di epoca arcaica.

Nel 1925, un’intensa campagna di scavi, condotta da un’équipe cecoslovacca diretta da Antonín Salač, metteva in luce numerosi resti monumentali, tra cui un lunghissimo portico che costeggiava la linea del mare, e, sulla collina nord un’area sacra con un piccolo tempio ionico dedicato a Iside, e una casa detta “del vasaio”.

Nel 1953 a Kyme scava il grande archeologo turco Ekrem Akurgal, che esegue limitati sondaggi sul pendio meridionale della collina sud, in cui rinviene ceramica orientalizzante.

Dal 1979 al 1981 Hasan T. Uçankuş archeologo del Museo archeologico di Izmir, riprende i lavori di scavo a Kyme.

Dal 1982 si hanno le prime ricerche sistematiche a Kyme e nel suo entroterra, avviate da una Missione archeologica italiana diretta da Sebastiana Lagona dell’Università di Catania.

Dal 2008 la Direzione scientifica della Missione archeologica italiana di Kyme è affidata ad Antonio La Marca dell’Università della Calabria.

Oggi, dopo circa 30 anni di indagini archeologiche sistematiche condotte dalla Missione archeologica italiana è venuta alla ribalta una importante città, ricca di tradizioni e di monumenti.

Kyme ha conosciuto una storia millenaria che dalla fine del II millennio giunge al XII-XIII secolo d.C., quando l’abitato si contrae nell’area del porto: in questa lunga vicenda, molte e profonde sono state le trasformazioni che hanno interessato il tessuto urbanistico e monumentale di questa grande colonia greca, di cui tuttavia possono essere rintracciati ancora gli elementi fondamentali.

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Una ricca e generosa cittadina di Kyme: Archippe

Alcune iscrizioni rinvenute a Kyme ci raccontano di una grande benefattrice, che ha svolto un ruolo di primo piano nella propria città nel terzo quarto del II secolo a.C.: Archippe. Archippe aveva generosamente finanziato la costruzione del Bouleutèrion e l’edificazione di un complesso monumentale incentrato su un santuario di Homònoia (la Concordia) nell’agora di Kyme. Si tratta di una testimonianza eccezionale, poiché Archippe è l’unica “grande benefattrice” sinora nota, degna di reggere il confronto con i cittadini “grandi benefattori” del suo tempo. Per questo suo evergetismo Archippe ottiene dalla città onori considerevoli, due dei quali divengono parte integrante del Bouleutèrion: l’iscrizione della dedicante sul frontone e una statua della benefattrice innalzato su una base posta innanzi all’edificio stesso.

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