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Libia. I danni della guerra al patrimonio archeologico

La straordinaria bellezza e l’importanza archeologica, storica e culturale di tante località libiche come le antiche città di ApolloniaCireneTolemaideTripoli e i siti archeologici di Leptis MagnaGhadamesTeuchiraSabratha, li rendono parte del patrimonio identitario e culturale delle popolazioni della Libia e di tutta l’area mediterranea. Questi luoghi dovrebbero essere conosciuti ed ammirati proprio per la loro eccezionalità culturale, invece negli ultimi mesi il mondo ha imparato i nomi di queste località a seguito dei tragici avvenimenti collegati alla guerra in Libia. I Beni culturali di un paese sono essenziali affinché i suoi cittadini possano conservare la loro autostima e soprattutto la loro identità, e possano godere della loro storia e della loro diversità in vista della costruzione del loro futuro.

Oltre alla perdita di tante vite umane, gli accadimenti bellici hanno causato ovviamente anche numerosi danni al patrimonio archeologico, provocati dai bombardamenti, dai furti, dalle spoliazioni e dalle dispersioni che sono tuttora difficili da accertare e riparare. Malgrado la situazione sia ancora incerta, pare che le bellissime rovine di Sabratha e di Leptis Magna siano salve e il Museo di Tripoli non sia stato manomesso. Ricordiamo a questo proposito che l’area archeologica di Leptis Magna è inserito nel patrimonio dell’UNESCO, pertanto Irina Bukova, direttore generale dell’organizzazione, ha lanciato un appello sulla tragica eventualità di un bombardamento e su tutti i possibili saccheggi e traffici illegali del patrimonio culturale del paese in questo periodo di confusione, offrendo l’assistenza dell’UNESCO nelle attività di verifica dei danni subiti dai siti libici e nella preparazione di piani per la loro tutela, non appena sarà possibile.

Per adesso l’episodio più grave sembra la sparizione del Tesoro di Bengasi, conservato nei depositi della Banca Commerciale Nazionale, che consiste in una raccolta di reperti preziosi recuperati dagli archeologi italiani sin dal 1910, particolarmente a Cirene, antico insediamento greco fondato nel 631 avanti Cristo e poi città romana. Monete in bronzo, ma anche in argento e oro, avori, bronzi, vetri, piccole statue in terracotta, tutte testimonianze che erano state trasferite a Roma nel 1939 e restituite alla Libia nel 1961.

A lanciare l’allarme è stato Fadel Alì Mohammed, nuovo direttore delle Antichità, richiedendo l’aiuto e l’intervento delle autorità italiane, nel corso di una conferenza sulla salvaguardia dei Beni culturali libici. Infatti, sono numerose le spedizioni archeologiche italiane attive in Libia dall’Università di Napoli, di Roma, di Macerata, di Messina, di Palermo, di Macerata e di Chieti, bloccate ovviamente dagli avvenimenti di quest’anno, che stanno tentando di riprendere i rapporti con i dirigenti del nuovo governo.

Dal 20 al 23 ottobre 2011, il Parco Archeologico di Selinunte ospiterà un convegno organizzato dall’Università di Chieti al quale parteciperanno sia il soprintendente di Cirene sia il sindaco di Cirene. L’incontro affronterà il problematico tema del restauro dei templi greci in tutta l’area mediterranea, ma offrirà sicuramente l’occasione per fare il punto sulla condizione del patrimonio archeologico e storico della Libia e per rilanciare la collaborazione tra Italia e Libia per la valorizzazione e la salvaguardia dei siti e delle testimonianze archeologiche libiche.

via | archeorivista

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