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Paestum – XIV borsa del turismo archeologico e il peggio dell’archeologia.

Negli scorsi giorni ho avuto il piacere di visitare la borsa del turismo archeologico che come ogni anno si tiene a Paestum.

CRISI ECONOMICA. La crisi c’è e si vede. Giusto un paio di anni fa questa borsa era una specie di motorshow, con hostess succinte che regalavano gadget e borse. Oggi la situazione è veramente triste, anche con le braccia piene di depliant il massimo che sono riuscito ad ottenere è stata una misera borsina di carta, e, presso lo stand del MiBAC, una borsa di tela riciclata da un altra manifestazione.

NUOVE TECNOLOGIE. Ben poche le novità. Se ci sono alcune cose interessanti riguardanti le nuove tecnologie in archeologia, queste sono limitate a poche situazioni che hanno alti budget a disposizione. Con l’eccezione di singoli sforzi individuali, l’innovazione in archeologia sembra solo un inutile orpello, che va fatto perché va fatto. Professoroni vecchio stampo con la giacca in tweed, il farfallino d’ordinanza e la stagista bionda al fianco, annunciano orgogliosi che loro usano le nuove tecnologie. Rilievi 3d, laser scanner, gis, ricostruzioni virtuali, realizzati perché sono cool, perché anche gli altri lo fanno, ma senza nessun metodo o progettazione alle spalle, una mole di dati enorme che rimane nelle memorie dei computer così come casse di reperti giacciono nelle cantine delle soprintendenze.

STAND. Guardando alcuni stand ci si chiede cosa centrino in una borsa del turismo archeologico: ci sono istituti alberghieri, venditori di proiettori, tizi che realizzano video per villaggi turistici… Di altri la componente archeologica e puramente nominale: qualche pro loco o regione, mantengono costosi stand giusto per promuovere assaggi di prodotti tipici. Fra i primi stand che si incontrano entrando, ci sono quelli di università che propongono programmi archeologici. Qui si entra nel tragicomico. Alcuni sono desolatamente vuoti. Parlando con i ragazzi dietro ai banchetti si intuisce la verità: quelli che dovrebbero stare li, professori, non certo di prima importanza, ma giusto un gradino più in alto dei lacchè, in realtà se ne stanno in giro, spesati e rimborsati dalle loro università e spesso lasciano studenti volontari a fare il lavoro sporco. Ma se per caso una celebrità si avvicina, eccoli accorrere a dare un’occhiata e se è il caso una leccata, con ancora le briciole del buffet sulle labbra.

SCOLARESCHE. Numerosi i giovani e le scolaresche, ma la cosa strana è che tutte le gite sono di istituti tecnici, non si vede nemmeno un liceo. Snobbano una manifestazione che ritengono di poco valore culturale o si tratta di carenze organizzative? Io se fossi uno studente di un istituto alberghiero della Campania, ci penserei due volte prima di dedicarmi all’archeologia.

CELEBRITA’. Il professorone in tweed di poco fa storce il naso quando qualcuno parla di archeologia e riscuote interesse. Ma se Alberto Angela riesce a riempire una sala e ad incantare il pubblico, parlando di archeologia in maniera semplice, ma non semplicistica, forse è il caso di cercare di imparare qualcosa da lui. Certo ad ostacolarlo ci sono le domande imbarazzanti di un presentatore che non ha idea di ciò che dice: “Ma veramente si sa come vivevano gli antichi?”. Un elegante Angela elude la domanda cambiando discorso.

Lo stesso presentatore poi cerca ci inserire satira politica in discorsi che proprio non centrano nulla solo per strappare facili applausi.
Poi arriva il politico locale, ignorante come una capra, che fino a quel momento non si era mai visto, per la classica foto di rito e i noiosi saluti istituzionali. Subito si lancia nel tipico discorso buono per tutte le stagioni, con solo gli spazi bianchi da completare:

Sono felice di essere qui a …………… in occasione di …………. , quello che grazie ai nostri sforzi si sta realizzando è molto importante bla bla bla

CONCLUSIONI. La sensazione è che si potrebbe fare di più. L’archeologia interessa alla gente e potrebbe fruttare anche del denaro se presentata nel modo giusto. Ma troppi interessi personali ne limitano lo sviluppo. Gli addetti ai lavori tendono a dare la colpa a chi sta in alto. Sicuramente questo è in parte vero, ma non è tutto. Spessissimo si sentono professori che parlano di moralità, si lamentano delle ingiustizie e del “magna magna”. Ma una domanda nasce spontanea: che differenza c’è fra un dottorato pilotato e un amico nominato ministro, che differenza c’è tra Berlusconi e un professore universitario?

dal nostro inviato

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One Response to Paestum – XIV borsa del turismo archeologico e il peggio dell’archeologia.

  1. Simone Gianolio 23 November 2011 at 10:50 #

    Sono d’accordo con molte delle considerazioni fatte, ma nel campo delle nuove tecnologie credo che l’autore del post non sappia di cosa parli… Io che da anni partecipo a quasi tutti i maggiori convegni internazionali sul tema (e quando dico internazionali intendo che vado anche all’estero per partecipare), trovo che quanto mostrato nella mostra dei progetti di archeologia virtuale sia di estremo interesse anche per sviluppi futuri legati alla ricerca. Non bisogna dimenticare che molte di quelle applicazioni sono espressamente pensate per la comunicazione visuale all’interno dei musei, e mi sembra che il salto di qualità anche in termini d’innovazione sia stato evidente in alcuni casi rispetto a quanto mostrato nelle esibizioni del 2009 e del 2010.
    E poi la crisi non si misura con le borse di carta o di tela riciclate, se al MiBAC sono tornati indietro 564 milioni di euro che noi archeologi siamo stati incapaci di spendere nonostante i crolli di Pompei, l’acqua che invade Sibari, siti archeologici abbandonati al loro destino e infestati dalle piante e dalla sporcizia…
    Attenzione che poi Angela le ha sparate veramente grosse su certi temi dell’antichità: si presenta come un non-archeologo (ma sono 20 anni che viene pagato dalla RAI, ergo da noi, per fare l’archeologo), ma parla delle donne dell’antichità come se leggere Tacito ci desse una visione oggettiva del loro status. La prof.ssa Cenerini che è una delle maggiori esperte sul tema è fuggita via a gambe levate: se questa è fare comunicazione corretta, se è questo che dobbiamo imparare da lui, meglio emigrare… A meno che non s’intenda che la grande celebrità televisiva riempie le sale… Ma pure Costantino riempiva le sale di giovani: non mi pare questo il nostro obiettivo…

    “Ma una domanda nasce spontanea: che differenza c’è fra un dottorato pilotato e un amico nominato ministro, che differenza c’è tra Berlusconi e un professore universitario?”
    Nessuna, infatti lo spread è rimasto lì dove Silvio Pluvio l’aveva lasciato… _:_

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