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Pompei, la cura del Mibac costa 100 mln e s’ispira al “modello Roma”

via | Il Velino.
Pompei, la cura del Mibac costa 100 mln e s’ispira al “modello Roma”
Il ministero darà vita a un programma quadriennale di manutenzione programmata che sarà presentato nelle prossime settimane. Obiettivo: ripetere il metodo inaugurato nell’area archeologica capitolina. E fra i privati interessati spuntano i francesi.
Roma, 26 mag (Il Velino) – Pompei come l’area archeologica di Roma: un grande piano di manutenzione programmata, costante e sotto traccia, senza interventi-spot né proclami altisonanti. È la “cura” suggerita dal dossier elaborato dal ministero dei Beni culturali in collaborazione con il Politecnico di Milano e l’università di Architettura di Genova, che sarà presentato nelle prossime settimane e di cui IL VELINO ha preso visione. La terapia prevede un monitoraggio costante e tridimensionale per combattere i mali che affliggono il sito archeologico flegreo, che due anni di commissariamento straordinario non sembrano aver alleviato. Punto di riferimento sarà la ricetta messa in atto nella Capitale dal commissario straordinario Roberto Cecchi, con controlli continuativi e interventi costanti per evitare di dover rincorrere l’emergenza. Costo dell’operazione: 105 milioni, spalmati su quattro anni e mezzo di interventi e suddivisi in cinque fasi che in alcuni casi potranno procedere contemporaneamente. Denaro che il Collegio romano conta di rastrellare ricorrendo a fondi Ue e con l’aiuto dei privati, con cui ci sono già contatti. Oltre alla cordata di industriali “napoletana”, infatti, in questi giorni sono intercorsi incontri anche con una grande realtà francese, una fondazione di livello europeo sulla quale il riserbo è massimo.

Quanto al programma di manutenzione, il prospetto prevede l’impiego di otto milioni iniziali per una ricognizione delle domus Denominato “Piano della conoscenza” e finalizzato a stabilire le priorità d’intervento. A seguire, i lavori di ristrutturazione vera e propria, che impegnerà 85 milioni (“Piano delle opere”). Sarà poi la volta del “Piano della fruizione e della comunicazione” per migliorare i servizi aggiuntivi e incrementare le presenze (sette milioni), il “Piano della sicurezza” per evitare atti di vandalismo (due milioni) e il “Piano di capacity building” (2,8 milioni), destinato al rafforzamento dei sistemi di gestione e di intervento. Per realizzare il dossier, avviato subito dopo il crollo della Schola armatorum, il Politecnico e l’ateneo genovese hanno preso in esame cinque domus: due in via dell’Abbondanza – zona ritenuta particolarmente critica dal punto di vista statico – poco distante da quella collassata, una in un settore meno a rischio e due edifici in un’area “intermedia”. Un screening completo, quello effettuato sui moduli abitativi, con un’indagine autoptica di tutte le strutture, l’elaborazione digitale in 3D degli elevati mediante laser a scansione, l’individuazione di eventuali problemi strutturali e lo studio del livello di rischio. I risultati sono stati poi proiettati sulle varie domus del sito archeologico, fino a giungere alla stima di 85 milioni per gli interventi veri e propri.

A prevedere per Pompei un programma straordinario e urgente di interventi conservativi di prevenzione, manutenzione e restauro è anche il decreto omnibus, convertito ieri in legge. Entro 60 giorni il testo ne prevede la predisposizione da parte della Soprintendenza e del direttore generale per le Antichità, Luigi Malnati, previo il via libera del Consiglio superiore dei beni culturali. “Ormai è chiaro a tutti che il metodo di manutenzione deve essere standard e che non si può perennemente intervenire sull’emergenza – afferma Malnati al VELINO -. È vero che a Pompei si è scavato troppo e che è molto impegnativo prendersi cura di un’area scavata grande 45 ettari. Ma non bisogna dimenticare che le continue modifiche di status amministrativo, fra separazioni, riconoscimenti di autonomia e riaccorpamenti con la Soprintendenza di Napoli non hanno consentito una continuità di lavoro serena”.
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