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Ravenna: archeologia di una città by Enrico Cirelli.

via | academia.edu.

 

Ravenna è senza dubbio una delle più importanti città del Medioevo italiano, europeo e mediterraneo. La tradizione di studi che la riguarda è però piuttosto particolare: il numero dei contributi è infatti elevatissimo, e crea una selva bibliografica in cui è piuttosto difficile districarsi, ma la maggior parte di questi contributi (fatte salve alcune eccezioni, tra cui spicca sicuramente la monumentale monografia di Deichmann) è dedicata agli aspetti storico-artistici oppure, anche quando risulta di taglio più archeologico, risente di una forte impostazione di carattere locale. Una impostazione sulla quale pesano soprattutto due forme di condizionamento: sul taglio cronologico, che tende a privilegiare prima di tutto la fase tardoantica della città (in particolare il V ed il VI secolo); e poi sul taglio tematico, prevalentemente incentrato sulle testimonianze architettoniche (soprattutto le chiese) e sui mosaici.
Tutto ciò ha contribuito a tenere Ravenna per lungo tempo ai margini del dibattito sull’evoluzione della città in epoca tardoantica e altomedievale. Soltanto da qualche anno la tendenza sta cambiando, e le procedure dell’archeologia urbana hanno iniziato a prendere piede anche qui. Penso allo scavo della
cosiddetta Domus dei Tappeti di Pietra, in via d’Azeglio, indagata e poi pubblicata (sia pure in maniera preliminare) in un’ottica di lunga diacronia; e penso proprio a questo lavoro di Enrico Cirelli, il quale ha realizzato finalmente un GIS della città che trova nella lunga durata uno dei suoi principali punti di forza.
In questo sistema sono state infatti riversate tutte le informazioni su Ravenna note per via archeologica ed attraverso le fonti scritte dalla tarda Antichità fino al Medioevo incluso. Oggi non poteva che essere così: è soltanto grazie alle nuove tecnologie che ormai una mole di informazioni così articolata e numerosa può
essere raccolta, archiviata e controllata in maniera sistematica. E proprio l’impostazione sulla lunga diacronia e con sguardo non selettivo che caratterizza questo lavoro apre finalmente ad una conoscenza esaustiva intere fasi di vita dell’abitato (mi riferisco
soprattutto all’alto e al basso Medioevo, ampiamente trascurati in passato soprattutto dal punto di vista archeologico) ed interi temi di ricerca, come l’edilizia abitativa o la produzione e i commerci.
Questo libro è dunque il primo nel suo genere, riguardo alla città di Ravenna. Ed è importante sottolineare che oltre a fornire all’attenzione del lettore una nutrita sezione analitica, Cirelli ha elaborato e discusso i dati da lui stesso raccolti, fornendo così
importanti spunti di riflessione. Tutto ciò restituisce il giusto peso alle complesse vicende di una città a lungo centrale nella geopolitica e nei commerci internazionali, e poi notevolmente ridimensionata dal corso degli eventi storici (ma non per questo meno degna di attenzione, anche nella sua fase “calante”!). Inoltre, mi sembra rilevante il fatto che grazie a questo libro
disponiamo ora di nuove visualizzazioni, di nuove immagini della città di Ravenna a livello complessivo e rispetto ad alcuni suoi singoli monumenti (palazzi, chiese); immagini di precisione e di ottimo livello grafico, che non sono un semplice complemento
dell’indagine ma scaturiscono direttamente dai suoi risultati. È con queste immagini nitide ed efficaci che le ricerche dovranno misurarsi in futuro, prendendole come nuovo punto di partenza per eventualmente perfezionarle ed aggiornarle dove necessario.
Occorre però anche dire che il volume di Cirelli si inserisce in una più generale tendenza al rinnovamento della scena archeologica ravennate.
È un rinnovamento al quale prendono parte attivamente,
fianco a fianco, l’Università di Bologna (che trova sede proprio in questa città con una sezione del Dipartimento di Archeologia e con la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali), la Fondazione RavennAntica, nata per la costituzione del Parco
archeologico di Classe, e naturalmente la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna. Questo rinnovamento si è tradotto da qualche anno a questa parte in una moltiplicazione delle indagini archeologiche nella città e nel territorio circostante
(primi tra tutti gli scavi a Classe), di convegni di studio, nella realizzazione attualmente in corso del Parco e del Museo Archeologico di Classe, e in svariate mostre che hanno trovato una cadenza annuale a partire dal 2004. È solo grazie all’impegno e al coordinamento tra queste istituzioni che tutto ciò è stato ed è possibile, ed è doveroso ricordarlo anche
in questa occasione. Un ultimo pensiero va a Riccardo Francovich, maestro di più generazioni di archeologi medievisti.
Riccardo ha accolto Enrico Cirelli (con il progetto che poi ha generato questo libro) nel dottorato dell’Università di Siena da lui coordinato; ma più in generale è stato tra i primi a credere in questa possibilità di rinnovamento dell’archeologia a Ravenna e
a Classe, favorendola in ogni modo e seguendola di persona con i suoi preziosi consigli, con l’entusiasmo, l’intelligenza e la generosità fuori dal comune che gli erano propri. Purtroppo Riccardo non ha potuto vedere pubblicato questo libro, che aveva voluto vincitore del premio Ottone d’Assia, e questo è un
grosso rammarico. A Ravenna – come altrove – non possiamo che continuare a lavorare nelle direzioni da lui indicate, con grande rimpianto per una perdita così incommensurabile. Cercando di confrontarci ogni giorno con il suo insegnamento, che resta ben attuale e vivo nella memoria…

 

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