Crea sito

Scoperto l’Arsenale di Traiano

Del maestoso edificio sono finora riemersi una prima navata (il progetto originale doveva prevedere almeno otto navate, parallele), larga 12 metri e lunga 58 e alcuni pilastri in opera laterizia, rettangolari, di due metri per uno e mezzo. Le navate, molto simili alle navate dei coevi Mercati Traianei a Roma, erano aperte sia sul bacino di Claudio, iniziato nell’anno 42 d.C. e completato nel 64 d.C., sia su quello di Traiano. I piloni ritrovati fanno supporre che, alle estremità, le navate terminassero con altrettanti archi di sicura imponenza: i piloni estremi sono infatti maggiori, fino a tre metri di lato. La funzione dell’edificio doveva essere quella di officina per la costruzione delle navi e di rimessa per le stesse durante l’inverno. Il bacino misura 358 mt per ogni lato, ha una diagonale di 716 mt; era profondo almeno cinque metri, e poteva ospitare 200 e forse più navi; forse è opera di Apollodoro di Damasco. Tutto attorno, sono stati riportati alla luce numerosi immobili, questo Arsenale è solo il più recente tra loro. ma certamente uno dei più importanti. In prossimità della struttura, sorge il palazzo imperiale. Secondo il professor Simon Keay, che nell’area ha individuato pure un anfiteatro lungo 42 metri e largo 38, si tratterebbe della residenza di un funzionario, incaricato di coordinare il movimento delle navi e dei carichi nel porto. Che questo appena scoperto fosse una sorta di arsenale, lo lasciano intendere anche alcune iscrizioni su pietra, trovate in zona che citano un «collegium» dei «fabri navales portuensis», e un altro dei «fabri navales ostensium»; una corporazione, forse, di schiavi liberati. Il cantiere navale imperiale potrebbe aver ospitato anche la celebre flotta di Miseno: anche in questo caso, lo fanno supporre iscrizioni che menzionano proprio quei marinai, trovate sia in città, sia sul sito degli scavi.

Ma adesso, sarà la nuova campagna di scavi, che si svolgerà ad ottobre, a fornire maggiori

chiarimenti sulla struttura, e su uno snodo da cui è sicuramente derivata la potenza dell’Urbe sul mare e, quindi, sul mondo allora conosciuto.
Oltre che dagli archeologi inglesi, che le hanno compiute, tutte queste importanti scoperte sono studiate dagli archeologi della Soprintendenza di Roma, diretta da Annamaria Moretti: “ricostruire le vicende del «porto a mare» dell’Urbe (quello fluviale era sul Tevere, a Testaccio), è fondamentale e non semplice. Dapprima, c’era uno scalo a Ostia, poi il bacino di Claudio, terminato sotto Nerone; infine quello esagonale di Traiano, che, nonostante gli sforzi, lo Stato non riesce a possedere: è tuttora proprietà degli Sforza Cesarini”.

via | archeomolise

Be Sociable, Share!

, , , ,

No comments yet.

Leave a Reply


*

Powered by WordPress. Designed by WooThemes