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Sotto le tavole dei Malatesta. Testimonianze archeologiche dalla Rocca di Montefiore Conca

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Sotto le tavole dei Malatesta. Testimonianze archeologiche dalla Rocca di Montefiore Conca

Pezzi rari o comuni, oggetti destinati a occasioni speciali o alla vita di tutti i giorni, richiami alla cultura antica o imitazioni di temi orientali. C’è tutto, armonia, equilibrio e colore, nelle decine di ceramiche in mostra a Montefiore Conca, piatti, vasellame e boccali forgiati dai maestri dell’arte del fuoco nel periodo che va dalla metà del ‘300 al ‘500.

Ma la mostra “Sotto le tavole dei Malatesta” che aprirà i battenti sabato 11 giugno (ore 17.30) alla Rocca Malatestiana di Montefiore Conca, nel riminese, non è solo questo. Gli scavi archeologici condotti dal 2006 al 2008 nella Rocca hanno restituito anche utensili, spille, bicchieri in vetro e molte ossa di animali, probabilmente resti dei pasti. E poi monete, oggetti per il cucito o la cura del corpo e un magnifico sigillo in bronzo del ‘300 perfettamente conservato.
Tutti i reperti provengono dalle “fosse da butto”, le discariche interne visibili al pianterreno della rocca, usate per liberarsi dell’immondizia e sigillate, una volta piene, per evitare i cattivi odori. Il ritrovamento di queste fosse ci ha rivelato non solo l’attenzione per gli aspetti igienici e funzionali dell’eliminazione dei rifiuti ma ha consentito di ricostruire tre secoli di vita della rocca e le abitudini dei suoi abitanti. I materiali recuperati raccontano tre secoli di occupazione della rocca da parte dei Malatesta prima, e dei Montefeltro poi (dagli inizi del ‘300 alla metà del ‘500), consentendo di ricostruire uno spaccato di vita fatto di attività artigiane e scambi culturali, abitudini alimentari e credenze religiose, prassi mediche e canoni estetici, fede e bellezza.
La mostra, curata da Simone Biondi (Tecne srl),  Annalisa Pozzi (SBAER) e Chiara Cesaretti, è promossa da Comune di Montefiore Conca e Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, con il finanziamento di Banca Popolare Valconca e Ceramica del Conca Spa, e la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Ravenna. Il progetto espositivo è dell’Arch. Franco Roberti. Tutto il materiale ceramico in esposizione è stato restaurato dai tecnici della Soprintendenza archeologica, dagli allievi di due cantieri scuola di restauro e dagli studenti del Liceo Artistico per il Design “Ballardini” di Faenza.

La mostra si sviluppa su due piani. Al primo sono esposti i reperti in vetro, metallo, le monete e gli stucchi architettonici che ornavano i saloni e le stanze della Rocca.
Tra i vetri, numerosi i contenitori per acqua e vino, come le bottiglie, i bicchieri e i calici, in parte prodotti a Murano a partire dal ‘500; esposti anche una preziosa coppa in lattimo (vetro ricco di stagno) e alcuni oggetti da toeletta femminile, come le fiale per profumi.
Numerosi sono anche i metalli, tra cui alcune monete coniate nelle zecche di Bologna, Lucca, Firenze e Siena, che documentano i commerci fra Montefiore e questi centri. Le attività lavorative sono testimoniate da strumenti d’uso (roncole, piccozze e pesi da bilancia) mentre rimandano alla cerchia domestica gli oggetti da cucito, come spilli e ditali. La sfera più intima si rivela nella cosmesi e nella cura del corpo, con i pettini in osso, i monili in bronzo e le fibbie per cinture e calzature. Fra i reperti esposti in questa sezione, segnaliamo un sigillo della fine del ‘300, con il nome perfettamente leggibile di Pieruçule De Mathei e balestra incisa nei tipari: questo tipo di incisione fa pensare a una funzione politica e militare del titolare, forse un Ufficiale dei balestrieri della comunità cittadina.
Al secondo piano sono raccolte le ceramiche d’uso e da mensa. Il percorso si apre con la ricostruzione di una tavola del 1300 con le maioliche arcaiche, i boccali in zaffera e le ceramiche graffite padane prodotte a Ravenna, Forlì, Cesena, Rimini e Pesaro. Tra i pezzi decorati con gli stemmi delle famiglie che hanno abitato il castello spicca un boccale in maiolica arcaica con lo stemma dei Malatesta, caricato dallo scudo con tre bande a scacchi quale allusione al “gioco della guerra”. Qui troviamo anche ceramiche d’importazione, tra cui un’olla da farmacia di pregiata fattura prodotta a Firenze agli inizi del ‘400, e altro vasellame invetriato o da fuoco usato in cucina per la preparazione e conservazione dei cibi. Le vetrine dedicate al primo Rinascimento mostrano i piatti, le ciotole e le scodelle da mensa usate in questo periodo: risale d’altronde alla metà del ‘400 l’invenzione del servizio da tavola, inteso come corredo decorato in modo omogeneo per fornire a ogni commensale tutto l’occorrente. Tipici di questo periodo sono anche il grande boccale decorato con due mani che si stringono e la scritta fides, proprio della simbologia di corte quale augurio d’amore e fedeltà, e le coppette in graffita rinascimentale, con ritratto femminile di profilo e a fronte rasata, esemplare della moda del tempo. Sono invece della fine del ‘400 le maioliche “alla porcellana”, decorate con motivi vegetali blu su smalto bianco, a imitazione delle ceramiche persiane e orientali. Datano infine ai primi del ‘500 due strepitosi piatti da esposizione in maiolica istoriata, probabilmente parte di un più ampio ciclo di ceramiche da parata, oggi perduto: le decorazioni, a tema erotico e allegorico, raffigurano un satiro a pesca e una donna nuda legata a un albero, forse riferimento al mito di Andromeda.

Il progetto di valorizzazione del castello di Montefiore Conca, nell’entroterra riminese, rappresenta una delle pochissime esperienze di archeologia medievale e post-medievale della bassa Valconca. Le indagini archeologiche effettuate dal 2006 al 2008 hanno portato in luce importanti dati sulle antiche strutture della Rocca Malatestiana, restituendo anche una notevole quantità di materiale.
Pur inserendosi nell’ormai consolidato filone degli studi sulla produzione ceramica di età malatestiana, l’esposizione di Montefiore offre il valore aggiunto di una location straordinaria, quella Rocca a cavallo tra Medioevo e Rinascimento di cui possiamo ammirare i locali recentemente restaurati e, al pianterreno, l’area di scavo archeologico vera e
propria, lasciata a vista per il pubblico.

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