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Storica National Geographic, n. 20 – ottobre 2010

Storica National Geographic, n. 20 – ottobre 2010

fonte: http://www.storicang.it/?post=371

Editoriale

La regina che inventò lo Stato sociale
La conosciamo soprattutto per aver creato l’età d’oro dell’Inghilterra, quell’irripetibile era elisabettiana che segnò la fioritura del teatro e della letteratura; per aver vinto l’Invincible Armada spegnendo così sul nascere le mire spagnole sull’Isola; infine perché era vergine e fiera di esserlo. Ma Elisabetta I fece in realtà dell’altro. Specie in campo economico e sociale; aspetti che in genere sono tralasciati dai manuali scolastici, molti dei quali si concentrano su date e guerre senza preoccuparsi troppo di parlare di denaro, come se l’economia fosse un aspetto secondario della vita di una nazione e non il motore di tutto (comprese le stesse guerre). Elisabetta ereditò dal padre Enrico VIII non solo un regno ma anche uno spaventoso debito pubblico. Nel giro di dieci anni, grazie a misure come una drastica riduzione della spesa pubblica, un’accorta politica fiscale che richiamava investitori dall’Europa continentale per la mitezza delle imposte, una serie di incentivi all’artigianato, il debito si trasformò in un sostanzioso avanzo di cassa. Ancor meglio si comportò in campo sociale. L’Inghilterra era afflitta da un numero crescente di poveri e da un’elevatissima crescita demografica dovuta anche alla sostanziale assenza di guerre. La regina varò allora una serie di leggi, le cosiddette Poor Laws, con le quali per la prima volta nella storia del mondo la povertà fu considerata responsabilità dello Stato. L’accattonaggio fu bandito e severamente punito: ai mendicanti venne data la possibilità di lavorare nell’industria della lana, la principale risorsa economica del regno; fu introdotta una tassa a favore dei poveri con pesanti sanzioni contro chi la evadeva; ogni circoscrizione territoriale ebbe l’obbligo di provvedere alle necessità dei più bisognosi avviandoli gratuitamente alle attività artigianali. Non tutte queste riforme funzionarono ma, secondo gli storici dell’economia, segnarono la nascita del moderno welfare state, cioè dello Stato sociale che si fa carico dei bisogni della popolazione senza più affidarli alla carità privata e al buon cuore dei singoli o dei parroci. Fu una vera e propria rivoluzione, della quale va reso merito a Elisabetta I. Che poi lei fosse davvero vergine, bella o brutta o in che misura butterata dal vaiolo, come il gossip storico tramanda, ci interessa molto meno.

Sommario

GRANDI STORIE

I due volti di Seneca
Filosofo della scuola stoica e politico, consigliere di Nerone anche nelle efferatezze compiute dall’imperatore, fu lacerato da profondi contrasti tra le sue idee e i suoi comportamenti

I Traci, mistici guerrieri
Stanziati tra la Grecia e il Danubio, erano tutt’altro che barbari. Oltre che temibili combattenti, furono artisti raffinati dalla mitologia ricchissima. Ci hanno trasmesso preziosi tesori e il concetto della vita dopo la morte

Elisabetta i d’Inghilterra
“Ho un corpo da donna,ma cuore e stomaco da re”: così nei suoi 45 anni di regno, con il suo temperamento indipendente e la sua squisita cultura, segnò un’intera epoca della storia inglese. Consolidò l’anglicanesimo e respinse per sempre lemire della Spagna sull’Isola

Mazzarino, la vertigine del potere
Durante il regno di Luigi XIV il cardinale italiano fu l’uomo più potente e odiato di Francia. Accusato di malversazioni e intrighi, superò le opposizioni interne e fece del Paese l’arbitro d’Europa

gli incas prima della conquista
In soli 100 anni i sovrani inca costruirono il più vasto impero d’America. Con imponenti opere viarie e civili riuscirono a gestire un territorio aspro e sconfinato e la sua gente. Ma la saga dei “figli del Sole” terminò con l’arrivo dei Conquistadores

In vino veritas: ecco come i Romani scongiuravano l’ebbrezza

Fortemente intimoriti dalla capacità inebriante della bevanda, furono sempre molto attenti alle sue possibili adulterazioni e individuarono nel legno di edera il modo per scoprire il vino annacquato. La pianta è in grado infatti di assorbire il vino puro ma non l’acqua eventualmente aggiunta. Non solo: è stupefacente notare come essa riesca a “distinguere” quella aggiunta da quella naturalmente contenuta nel vino.
Secondo Greci e Romani l’edera era quindi in grado di “assorbire i fumi dell’alcol”, dal momento che i recipienti utilizzati, costruiti con questo materiale, assorbivano il vino e lasciavano l’acqua sul fondo. Per questo motivo Dioniso-Bacco, dio del vino e dell’ebbrezza, era sempre raffigurato con la testa cinta da una corona di edera.
Il Laboratorio di Ricerche applicate della Soprintendenza di Pompei ha realizzato alcuni esperimenti per testare la validità del metodo, che a quanto pare funziona alla perfezione, a riprova della grande esperienza pratica del mondo naturale degli antichi. Straordinaria la loro intuizione, così come la nostra curiosità di svelare le cause chimiche per le quali ciò avviene.

ITINERARI

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